In cinque anni la mobilità di Rho è cambiata in più punti: una piazza centrale diventata pedonale, nuovi tratti ciclabili, la stazione che si prepara a un volto nuovo, un piano del traffico che comincia a tradursi in opere. Dietro a interventi così diversi c’è un’idea comune, quella di una città che si muove a partire dalle esigenze delle persone.
Un piano per la mobilità
Il passo di metodo più importante è stato dotarsi di una visione d’insieme, al posto di interventi isolati e dettati dall’urgenza. Il Piano Generale del Traffico Urbano, che risaliva al 2013, è stato rifatto e adottato in via definitiva dal Consiglio comunale nel luglio 2025, dopo aver raccolto le osservazioni dei cittadini. Porta con sé un repertorio di strumenti applicabile a tutta la città: Zone 30, strade scolastiche, aree pedonali nei centri delle frazioni. E una scelta di scala maggiore, la sostituzione dei semafori di corso Europa con rotatorie e pista ciclabile. Il piano ha inoltre cominciato a tradursi in opere: in bilancio sono state stanziate le prime risorse, circa 900 mila euro, destinate agli interventi legati al piano.
Il valore di uno strumento come questo sta nel guardare alla mobilità nel suo insieme, mettendo in relazione strade, piste ciclabili, sosta e trasporto pubblico invece di trattarli come capitoli separati. È un approccio fondato sulla pianificazione e su obiettivi misurabili più che sull’emergenza, che permette di dare una direzione riconoscibile anche ai singoli cantieri. E che si lascia correggere: sugli incroci di viale De Gasperi lo studio di fattibilità ha verificato le indicazioni del piano nodo per nodo, confermandone una e proponendo altro sull’altra.
Decidere con chi abita le strade
L’esempio più compiuto è la Zona 30 di Mazzo, nata da una petizione dei residenti e costruita in nove mesi di percorso partecipato con scuole, società sportive, parrocchia, ciclisti e commercianti. Non è una consultazione di facciata: dagli incontri sono uscite le priorità di intervento, e le prime opere sono arrivate poche settimane dopo. Il metodo si è poi ritrovato dentro il piano del traffico, che lo indica come modo ordinario di lavorare sui quartieri.
Una città più ciclabile e pedonale
L’attenzione alla mobilità attiva si è vista in interventi concreti, come la pista ciclabile di via Ospiate, e in un lavoro di educazione al muoversi in modo sostenibile che ha coinvolto direttamente le scuole, dal progetto “In bici e a piedi è meglio” alle visite delle classi in Comune.
Dietro a queste iniziative c’è l’idea di una città in cui spostarsi a piedi o in bicicletta diventi più sicuro e naturale, non solo per gli adulti ma fin dall’età scolare. Camminare o pedalare per andare a scuola o al lavoro non è soltanto una questione di traffico: è anche un modo per rendere i quartieri più vivibili e per moltiplicare le occasioni di incontro nello spazio pubblico.
Rigenerare gli spazi e ricucire i quartieri
Una parte importante del lavoro sulla mobilità ha riguardato il modo in cui le persone vivono lo spazio pubblico. Piazza Visconti è stata trasformata da luogo di semplice passaggio a luogo da abitare, con un’ampia area pedonale realizzata grazie ai fondi del PNRR. Alla stazione prende forma il progetto del “Bosco Elettrico”, la riqualificazione della piazza della Libertà finanziata con oltre 4 milioni di euro da un bando regionale e pensata come nuova porta di ingresso alla città.
Lo stesso filo lega gli interventi nei quartieri: la “Living Street” che collega San Michele, San Martino e Lucernate e le opere della strategia “Ponti e Cerniere” a Lucernate, con il nuovo parco di via Prati e il rifacimento del collegamento ciclopedonale. Sono progetti diversi per scala e natura, ma con un obiettivo comune, quello di ricucire parti di città oggi separate e restituire continuità agli spostamenti quotidiani.
Sosta e città spugna
Sul fronte della sosta si è lavorato per organizzarla e, dove possibile, per coniugarla con la cura dell’ambiente. È il caso dei parcheggi “spugna”, realizzati con pavimentazioni drenanti che uniscono nuovi stalli alla gestione delle acque piovane, e degli stalli gratuiti collocati in prossimità dei servizi della città.
È un modo di intendere il parcheggio non come semplice distesa di asfalto, ma come un tassello di una città più vivibile e più capace di far fronte alle piogge intense, sempre più frequenti. La sosta, letta così, smette di essere solo un problema da gestire e diventa un’occasione per migliorare la qualità degli spazi urbani.
Manutenzione e sicurezza stradale
La cura dell’esistente è stata costante. Negli ultimi anni la spesa per strade e marciapiedi è cresciuta in misura significativa rispetto all’ordinario, con interventi di manutenzione diffusi e con un’attenzione particolare alla sicurezza, soprattutto negli spazi attorno alle scuole.
A questo si aggiunge la manutenzione straordinaria delle opere più impegnative, come il rifacimento di ponti cittadini, che richiede tempi e risorse maggiori ma è essenziale per tenere in efficienza la rete stradale. È il lato meno visibile della mobilità, quello che raramente fa notizia, eppure decisivo per la vita di tutti i giorni.
I fronti aperti
Restano sul tavolo temi su cui proseguire: un trasporto pubblico più capillare e flessibile, anche nella forma dei servizi a chiamata; le zone a basse emissioni e a mobilità locale; la figura di un mobility manager d’area dedicato agli spostamenti casa-scuola e casa-lavoro; e il rafforzamento delle connessioni con MIND e con i comuni vicini, dove la scala dei problemi richiede risposte condivise. Sono questioni che, più delle singole opere, riguardano il modo in cui la città dialoga con il territorio che la circonda.
Nel complesso, in questi anni la mobilità di Rho ha guadagnato una cornice di pianificazione e una serie di interventi concreti su spazi, quartieri e strade. Restano margini importanti da costruire, soprattutto sul trasporto pubblico e sulle politiche di area vasta, ma la direzione tracciata appare riconoscibile.
Approfondimenti
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