6 agosto 2026: approvato il documento di fattibilità per i nodi con via Tommaso Grossi e con via Morandi, a Mazzo.
Chi attraversa Mazzo in auto conosce i due punti in cui il traffico si inceppa. Il primo è l’innesto sul cavalcavia Buonarroti, dove viale De Gasperi incontra via Tommaso Grossi e via Risorgimento in un incrocio a cinque rami; il secondo, poco più avanti, è l’intersezione con via Morandi, dove alla circolazione si sommano gli accessi diretti delle attività produttive che si affacciano sul viale. Erano due delle criticità individuate dall’aggiornamento del Piano generale del traffico urbano, adottato in via definitiva dal Consiglio comunale nel luglio 2025. Per entrambi il piano proponeva una rotatoria. Il 6 agosto 2026 la Giunta ha approvato il documento di fattibilità che indica come intervenire, e su uno dei due nodi la risposta è diversa da quella prevista.
Il documento, affidato nel dicembre 2025 allo studio SIPEC Associati per un importo complessivo di 75.960 euro, ha esaminato cinque soluzioni per il nodo del cavalcavia. Il lavoro comprende rilievi, lo studio del traffico allo stato attuale e di progetto, la relazione geologica e la verifica del clima acustico prima e dopo l’intervento. Fra le cinque, due sono state giudicate percorribili e la Giunta ha scelto la quinta: una rotatoria dal disegno contenuto rispetto alle prime ipotesi, con due corsie in ingresso dal ramo del cavalcavia, isole salvagente per chi attraversa a piedi e continuità dei percorsi pedonali e ciclabili.
Le due finaliste si somigliavano molto, e vale la pena guardare come si è deciso fra loro. Il confronto è stato pesato su criteri dichiarati in partenza, ciascuno con il suo peso. Contava per prima cosa la funzionalità del nodo, poi la sicurezza e la mobilità di chi va a piedi e in bici. Venivano quindi le interferenze con accessi, reti e proprietà, il costo, l’inserimento nel contesto con la conservazione delle aree verdi, e infine la facilità di realizzare e mantenere l’opera. Sulla maggior parte dei criteri le due soluzioni risultavano equivalenti; a decidere è stato il costo. Le simulazioni indicano per entrambe lo stesso beneficio: meno code, circolazione più regolare e, per effetto delle minori fermate e ripartenze, anche meno rumore per chi abita intorno all’incrocio.
Sul secondo nodo la risposta è diversa, ed è interessante il motivo. Per l’incrocio fra via Morandi e viale De Gasperi non è stata sviluppata un’ipotesi di rotatoria: l’analisi comparativa ha indicato come soluzione preferibile un impianto semaforico intelligente. Una rotatoria, in quel punto, avrebbe aggravato le interferenze con gli accessi privati e con il transito dei mezzi articolati diretti alle aziende. Lo studio comprende anche la riorganizzazione di quegli accessi lungo il tratto compreso fra le due intersezioni.
Vale la pena spiegare cosa sia un semaforo intelligente, perché il nome dice poco. Un semaforo tradizionale ripete sempre lo stesso ciclo, con tempi fissi decisi a tavolino. Uno intelligente misura in tempo reale quello che accade all’incrocio, con sensori nell’asfalto o telecamere, e dentro limiti prestabiliti allunga o accorcia i verdi e cambia l’ordine delle fasi. Non serve a dare via libera alle auto: serve a distribuire il tempo disponibile fra chi lo sta effettivamente chiedendo, comprese le persone che attendono di attraversare e, dove previsto, gli autobus. Su un incrocio come quello di via Morandi governa i conflitti distanziandoli nel tempo, invece di riorganizzare lo spazio come farebbe una rotatoria, e lascia intatti gli accessi ai lotti che vi si affacciano.
L’obiettivo dichiarato nella delibera va oltre i due incroci: migliorare funzionalità e sicurezza della rete stradale della frazione, ridurre le interferenze fra il traffico di attraversamento e il tessuto abitato, favorire itinerari esterni o tangenziali rispetto all’agglomerato urbano. Qui si vede a cosa serve pianificare. Il piano del traffico aveva indicato la direzione e, per Mazzo, due rotatorie; lo studio di fattibilità l’ha verificata nodo per nodo e su uno dei due ha proposto altro, spiegando perché. Un piano che non si può correggere non è uno strumento di governo, è un elenco di intenzioni.
La delibera non impegna ancora spesa: il costo sarà definito con le fasi progettuali successive, e proprio per poterle avviare senza attese l’atto è stato dichiarato immediatamente eseguibile. Gli ordini di grandezza, però, il documento li indica: circa 1,6 milioni di euro per la rotatoria del cavalcavia, oneri della sicurezza compresi, e una stima preliminare di 200 mila euro per l’impianto semaforico di via Morandi. Sono cifre di studio, non risorse stanziate. Il documento di fattibilità è il passaggio che sceglie la soluzione; da qui si va al progetto vero e proprio.
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