6 agosto 2026: la Giunta adotta il piano attuativo per l’area ex Nilit ed ex Radici, primo passaggio di un percorso che proseguirà con le osservazioni dei cittadini e con le autorizzazioni ambientali regionali.
L’area fra corso Europa e via Moscova dove sorgevano gli stabilimenti Nilit e Radici è vuota da anni. I capannoni, che occupavano circa 43.000 metri quadrati, sono stati demoliti e la bonifica dei suoli è in via di ultimazione, secondo il progetto operativo approvato in conferenza di servizi nel dicembre 2025. Il 6 agosto 2026 la Giunta ha adottato il piano attuativo che destina quell’ambito, classificato dal Piano di governo del territorio come Ambito di trasformazione urbana numero 4, a un centro di elaborazione e archiviazione dati.
Il progetto presentato dalla proprietà, Goodman Olimpia Logistics Italy, prevede un edificio su due piani per una superficie edificabile massima di 25.000 metri quadrati e un’altezza massima di 18 metri, quindi su un’impronta e su un volume inferiori a quelli del complesso industriale dismesso. Sono previsti trentacinque gruppi elettrogeni di emergenza, secondo lo studio acustico allegato al piano, destinati a entrare in funzione solo in caso di interruzione della linea dedicata di Terna e collaudati per pochi minuti al mese, in orario diurno. La potenza di connessione richiesta alla rete di alta tensione è di 90 MW; la potenza termica nominale, riferita ai gruppi elettrogeni di emergenza e stimata in via indicativa nel piano, è di 250 MW e verrà definita nel dettaglio in sede di autorizzazione.
La regola prima dell’insediamento
Il piano arriva dopo che la città si era dotata degli strumenti per governarne il tipo. Il 17 giugno 2026 il Consiglio comunale ha approvato in via definitiva una variante normativa parziale al Piano di governo del territorio che introduce una disciplina specifica per i centri dati, con regole più stringenti di quelle previste per gli ordinari insediamenti produttivi. La disciplina fissa un limite di altezza, compensazioni ambientali, misure di mitigazione, l’obbligo di ripristino delle aree in caso di dismissione e meccanismi di coordinamento con la pianificazione metropolitana. Il Comune indica quella norma come la prima adottata da un’amministrazione comunale in Lombardia.
In aula la posizione di +Rho è stata portata da Angelo Rioli, favorevole alla variante come strumento per governare il fenomeno, con cinque richieste all’amministrazione su trasparenza, confronto istituzionale, monitoraggio, compensazioni e informazione pubblica: le ha dettagliate l’articolo sulla seduta del 17 giugno.
Che cosa resta alla città
Il piano attuativo quantifica le compensazioni. La quota di aree a servizi non reperibile dentro il comparto viene monetizzata con 2.081.686 euro, da versare alla stipula della convenzione urbanistica. L’obbligo di incremento della naturalità previsto dalle norme del Piano di governo del territorio viene assolto anch’esso in denaro, con 2.500.000 euro al rilascio del permesso di costruire. A questi si aggiungono gli oneri di urbanizzazione, 476.000 euro per le primarie e 605.000 per le secondarie, in parte scomputati a fronte delle opere che l’operatore realizzerà direttamente. Il Comune stima in circa 5,6 milioni di euro l’introito complessivo e ha stabilito che non meno di un terzo vada a interventi di valore ecologico e ambientale, a partire dalla riforestazione, privilegiando i quartieri e le abitazioni più vicine all’impianto. La destinazione delle risorse sarà definita nel corso della procedura, anche con l’apporto dei comuni confinanti e di Città metropolitana.
Sul piano fisico, l’attuazione dell’ambito porta con sé alcune opere che riguardano chi abita lì intorno. L’area ceduta lungo corso Europa sarà sistemata a verde attrezzato e modellata in forma di duna, con una schermatura alberata verso gli edifici residenziali che vi si affacciano. Saranno riqualificati il lato di via Brenta e il camminamento pedonale di via Moscova, mentre la rotatoria fra via Moscova e corso Europa sarà modificata, con la soppressione di un braccio di accesso.
Il percorso da qui in avanti
L’adozione è il primo passo di un iter lungo. Dal 24 agosto il piano è pubblicato e consultabile, e fra l’8 e il 23 settembre chiunque abbia interesse può far pervenire osservazioni all’Ufficio tecnico, settore Pianificazione del territorio, via posta certificata o protocollandole al QUIC di via De Amicis. Solo dopo l’esame delle osservazioni la Giunta potrà approvare il piano.
Il piano attuativo, va detto con precisione, serve a verificare la compatibilità urbanistica dell’intervento. La valutazione degli impatti ambientali e l’autorizzazione a costruire ed esercire l’impianto, che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha dichiarato progetto di rilevanza strategica per l’entità dell’investimento, seguono un binario diverso: il procedimento unico per i centri dati introdotto dalla normativa nazionale del 2026, che coinvolge Regione Lombardia e il Ministero dell’Ambiente. Anche quel procedimento prevede una fase di osservazioni. La legge regionale considera inoltre di rilevanza sovracomunale i centri dati con potenza di connessione sopra i 10 MW, soglia qui ampiamente superata. È prevista quindi una conferenza di concertazione fra gli enti del territorio, convocata dalla Regione per gli impianti oltre i 50 MW e destinata a chiudersi con un accordo territoriale su misure perequative, compensative, ecologiche ed energetiche.
Il calendario delle prossime settimane, quindi, riguarda soprattutto la possibilità per cittadini e amministrazioni vicine di leggere le carte e di intervenire nel merito.
Approfondimenti
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