Consiglio del 17 giugno 2026: Rho si dà una regola sui data center

Dalla seduta del Consiglio comunale di mercoledì 17 giugno 2026: approvata in via definitiva la variante normativa parziale al Piano di governo del territorio.

A metà maggio 2026 il Sindaco di Rho aveva firmato, insieme a più di trenta fra sindaci e amministratori lombardi, una lettera al Presidente della Regione e al Consiglio regionale. La richiesta era di rinviare il progetto di legge sui data center e di aprire un confronto con i territori. Il ragionamento dei firmatari non era di chiusura: riconoscevano il ruolo strategico di quelle infrastrutture e la necessità di dotare la Lombardia di strumenti per governare un fenomeno già in forte espansione. Osservavano però che sono i Comuni a doverne gestire gli impatti urbanistici, ambientali e infrastrutturali, mentre proprio il ruolo degli enti locali rischiava di restare compresso. Chiedevano attenzione al consumo energetico e al fabbisogno idrico, agli effetti sulle falde, al rumore e alla qualità dell’aria, alla tutela delle aree agricole e dei parchi locali, ed esprimevano preoccupazione per l’ipotesi di eliminare le compensazioni ambientali.

La legge regionale è poi arrivata. E il 17 giugno il Consiglio comunale ha approvato in via definitiva la variante normativa parziale al Piano di governo del territorio con cui Rho si è data una disciplina propria, dentro quel quadro. Il punto era già stato calendarizzato a fine maggio e ritirato in attesa che la Regione legiferasse: una volta chiarito il perimetro, è tornato in aula per l’approvazione.

Cinque osservazioni, cinque pareri, dodici votazioni

La seduta è stata lunga e minuziosa, perché il passaggio finale di una variante consiste nel rispondere una per una alle osservazioni arrivate durante la pubblicazione degli atti. Le osservazioni erano cinque, e riguardavano quasi tutte i data center: due presentate da operatori economici interessati a realizzarne uno, altre da professionisti e una da una cittadina, articolata in quindici punti che chiedevano regole più restrittive. Una è stata respinta, una accolta integralmente, tre accolte in parte. Ai pareri degli enti, ARPA, ATS, Città metropolitana, Regione Lombardia e Parco Agricolo Sud Milano, il Consiglio ha risposto con altrettante votazioni. In tutto dodici, più l’emendamento presentato dal Sindaco e il voto finale sulla delibera emendata, approvata e dichiarata immediatamente eseguibile.

Che cosa dice la norma

Dietro alla procedura ci sono scelte concrete. L’altezza massima dei data center è stata abbassata a diciotto metri, con una clausola di eccezione tenuta stretta: la richiesta degli operatori di tornare indietro è stata respinta, con l’argomento che un’eccezione che diventa norma smette di essere un’eccezione. Gli impianti tecnici collocati all’esterno del fabbricato, che in strutture di questo tipo hanno un peso rilevante, vengono computati nella capacità edificatoria, con la sola esclusione delle cabine elettriche di distribuzione interne, escluse per parità di trattamento con tutti gli altri edifici, residenze comprese. L’attuazione passa dai piani attuativi, la famiglia più ampia degli strumenti, e non soltanto dai programmi integrati di intervento.

Sono state rafforzate le barriere verdi di protezione verso i fronti urbani ed è stato introdotto l’obbligo di ripristino delle aree in caso di dismissione dell’impianto. I data center restano ammessi solo negli ambiti delle attività economiche e negli ambiti di trasformazione dove il piano prevede usi produttivi, non nei nuclei storici né nelle aree residenziali. ATS aveva chiesto anche una distanza minima di tre chilometri fra un impianto e l’altro. Il Consiglio non l’ha accolta: un vincolo di quel tipo, si legge nelle controdeduzioni, non trova fondamento nella normativa urbanistica regionale né nelle linee guida regionali sui data center. Le compensazioni ambientali aggiuntive restano collegate, almeno in parte, all’articolo 35 delle norme tecniche, quello che dal 2021 disciplina l’incremento della naturalità. La scelta di non vincolarle integralmente a quell’articolo è stata motivata con la volontà di poter finanziare anche interventi di natura diversa, per esempio sulla permeabilità dei suoli. Su richiesta di Città metropolitana è stato riconosciuto il carattere sovracomunale dei data center e delle grandi logistiche, con l’impegno a sedersi al tavolo con i comuni vicini quando l’insediamento ricade a Rho ma i suoi effetti si estendono oltre il confine. Per la logistica, lo studio del traffico e l’eventuale potenziamento delle strade restano a carico dell’operatore.

La posizione del gruppo

A nome di +Rho è intervenuto Angelo Rioli, annunciando il voto favorevole. La variante, ha osservato, è un passo importante perché per la prima volta introduce una disciplina specifica per i data center, con regole più rigorose di quelle previste per gli ordinari insediamenti produttivi. Per Rioli il compito di un Comune non è ostacolare lo sviluppo tecnologico ma dotarsi degli strumenti per governarlo, tanto più in un settore che il quadro nazionale ed europeo considera strategico. Senza una norma locale, ha aggiunto, quelle scelte resterebbero regolate soltanto da disposizioni sovraordinate.

Al voto favorevole ha accompagnato cinque indirizzi operativi rivolti all’amministrazione: informare Consiglio e cittadinanza a ogni nuova proposta di insediamento; mantenere il confronto con Regione Lombardia, Città metropolitana e gli enti competenti; monitorare nel tempo gli effetti ambientali, energetici e territoriali degli impianti autorizzati. E ancora: valorizzare le misure compensative perché producano benefici concreti per la comunità locale, dagli interventi ambientali a quelli infrastrutturali, formativi ed energetici; promuovere momenti pubblici di approfondimento con cittadini, tecnici e istituzioni.

Un ordine del giorno condiviso

Sugli stessi temi, in chiusura di seduta, il Consiglio ha approvato all’unanimità dei presenti un ordine del giorno sull’insediamento dei data center. Il testo è nato da una proposta presentata in aula ed è stato riscritto dai capigruppo durante una sospensione della seduta, per arrivare a una formulazione condivisa. Riconosce insieme il prestigio e le possibili ricadute occupazionali di queste infrastrutture e il loro impatto energetico, idrico, acustico e paesaggistico. Ricorda inoltre il ruolo di Regione e Ministero nei procedimenti autorizzativi.

L’atto impegna il Sindaco e la Giunta, in collaborazione con il Consiglio, su tre punti. Un incontro pubblico con esperti e rappresentanti delle istituzioni, per spiegare alla cittadinanza gli effetti degli insediamenti. Un incontro annuale di verifica e monitoraggio dell’impatto dei data center, con un’informazione più accessibile sui canali del Comune. La trasmissione dell’ordine del giorno ai Comuni vicini, a Città metropolitana, a Regione Lombardia e al Ministero competente. Due degli indirizzi indicati da Rioli, i momenti pubblici di approfondimento e il monitoraggio nel tempo, hanno così preso la forma di un impegno votato dall’intero Consiglio.

Nella stessa seduta il Consiglio ha prorogato al primo settembre 2027 la validità del Documento di Piano del Piano di governo del territorio, in scadenza dopo cinque anni. La revisione complessiva dello strumento urbanistico passa così al prossimo mandato, ed è lì che si potrà scegliere sulla carta dove questo tipo di insediamenti possa stare e dove no: la variante di giugno, per sua natura, non toccava le tavole.

Una norma non decide se un impianto si farà. Decide a quali condizioni. La prima verifica è arrivata poche settimane dopo il voto, con l’adozione del piano attuativo per il data center di corso Europa. La variante è poi divenuta efficace il 2 settembre 2026, con la pubblicazione dell’avviso di approvazione sul Bollettino ufficiale della Regione.

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