La politica che parte dal palco e arriva in aula
Consigliere di +Rho, operatore della sicurezza aeroportuale e fondatore di due associazioni culturali. Dalla Commissione Antimafia alla Commissione Servizi alla Persona: legalità, cultura, giovani e solidarietà come un unico filo.
C’è chi fa politica per occupare uno spazio e chi per tenere aperto uno spazio. Salvatore Tranchina, consigliere comunale di +Rho, appartiene alla seconda categoria.
In Consiglio comunale il suo registro è riconoscibile: valoriale, mai urlato, dialogico. Cerca la costruzione, non la contrapposizione. È membro della Commissione Antimafia e della Commissione Servizi alla Persona, due fronti che per lui sono contigui.
Legalità e memoria: il cuore di tutto
È il suo presidio quotidiano. Ha sostenuto la mozione contro i tagli ai fondi per gli “amministratori sotto tiro” e per i Comuni sciolti per mafia. In una città come Rho, che ha fatto della gestione dei beni confiscati un tratto identitario, Tranchina tiene accesa la parte più scomoda: la consapevolezza.
Ricordare che la criminalità organizzata esiste anche quando non spara. La memoria delle stragi e delle vittime di mafia non è per lui una commemorazione: è un lavoro civico, continuo.
La cultura non è un settore: è come una comunità si educa
Nei passaggi più accesi sul Teatro Civico, pur riconoscendo qualche difficoltà oggettiva, ha spostato l’asse: il teatro non deve essere percepito solo come intrattenimento, ma soprattutto come strumento educativo. Lo dice con la credibilità di chi il palco lo costruisce davvero, fondando associazioni per farlo vivere attraverso la condivisione e lo stare insieme, con l’obiettivo della solidarietà.
Da qui il sostegno alle serate in piazza dove i giovani sono i veri protagonisti.
I giovani, non come slogan
In Commissione Servizi alla Persona, nel merito del piano programma di Sercop, ha provato ad analizzare i dati sull’area giovani-lavoro, smontando la retorica.
Sugli emendamenti per le politiche giovanili la sua posizione è netta: basta interventi spot, servono spazi stabili e percorsi continuativi. È qui che si incontrano le sue due vite: la disciplina di chi garantisce sicurezza e la fiducia educativa di chi lavora con i ragazzi.
Welfare come diritto, non come favore
L’ha dimostrato sostenendo il regolamento sulle prestazioni economiche per gli anziani e il Piano per il diritto allo studio come leva di equità. Anche sulla mozione più divisiva, quella per il riconoscimento dello Stato di Palestina, ha scelto la cornice universale: il bisogno di pace prima delle appartenenze.
Legalità, cultura, giovani. Nei suoi interventi tornano sempre intrecciate, perché per Tranchina non sono tre temi diversi. Sono tre modi di dire la stessa cosa: una comunità si salva solo se si tiene insieme.