Nuovenergie resta pubblica: il Consiglio di Stato chiude la vicenda Canarbino

La pronuncia definitiva della Quinta Sezione chiude tre anni di contenzioso sulla partecipazione del Comune nella società dell’energia.

Il 16 luglio 2026 il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, si è pronunciato in via definitiva sugli appelli di Canarbino S.p.A., respingendo l’appello principale e dichiarando improcedibile quello incidentale. Con quella decisione si chiude una vicenda cominciata tre anni prima e si stabilisce un punto che vale ben oltre i confini di Rho. Un Comune può restare azionista di una società che vende gas ed energia elettrica, perché quella è a tutti gli effetti un’attività di interesse generale.

Che cosa era in gioco

Nuovenergie S.p.A. è la società che vende gas naturale ed energia elettrica sul territorio. Il Comune di Rho ne è socio di maggioranza e insieme ai Comuni di Pero e Settimo Milanese la parte pubblica detiene il 70 per cento del capitale; il restante 30 per cento è di Canarbino S.p.A., il socio privato industriale.

Ogni anno le amministrazioni sono tenute a passare in rassegna le società di cui sono azioniste e a decidere quali conservare. Rho lo ha fatto con le deliberazioni di Consiglio comunale sulla razionalizzazione periodica delle partecipate. Con la numero 77 del 20 dicembre 2023, e di nuovo l’anno successivo, ha confermato di considerare Nuovenergie necessaria al perseguimento di finalità istituzionali e di interesse generale, e di volerne restare socio di maggioranza.

Canarbino ha impugnato quelle deliberazioni davanti alla giustizia amministrativa. La tesi era che la vendita di energia a famiglie e clienti privati non rientrasse fra le attività “strettamente necessarie per il perseguimento delle finalità istituzionali” di un Comune, e che quindi Rho dovesse cedere la propria quota. Il socio privato aveva contestualmente confermato l’intenzione di acquistarla. Detta in termini più diretti: la richiesta era di privatizzare Nuovenergie.

Non era la prima volta che la questione si poneva. Il tentativo era nato già nell’inverno critico del 2022, negli stessi mesi in cui l’impennata dei prezzi del gas metteva la società in difficoltà e i soci pubblici sceglievano di sostenerla invece di uscirne, e allora era stato respinto. Tre anni dopo è tornato, questa volta davanti al giudice amministrativo.

Due gradi di giudizio, la stessa risposta

Il primo grado si era chiuso il 30 giugno 2025 con la sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione I, numero 2474. Il tribunale aveva affermato in modo analitico che un’amministrazione pubblica può detenere partecipazioni in una società che vende gas ed energia elettrica, trattandosi di un servizio di interesse generale. Aveva aggiunto che il Comune di Rho aveva legittimamente conservato la propria quota per perseguire le proprie finalità istituzionali e nell’interesse della collettività.

Il Consiglio di Stato ha confermato quell’impianto e lo ha reso definitivo: gli atti approvati dal Consiglio comunale sono legittimi, senza possibilità di ulteriori contestazioni. La sentenza si spinge però più in là, perché avalla anche le scelte difficili del 2022. In quell’anno l’impennata dei prezzi del gas seguita al conflitto fra Russia e Ucraina aveva messo la società in difficoltà economica, e il Comune era intervenuto a suo sostegno per garantire l’approvvigionamento alla collettività. La stessa necessità di assicurare un servizio essenziale lo aveva portato ad assumere un’esposizione debitoria anche per il 2024. Il giudice amministrativo ha riconosciuto che quelle decisioni rientravano pienamente nel compito di un ente locale.

Perché questa sentenza conta

Il valore di questa decisione sta nel fatto che genera giurisprudenza in una materia, quella delle partecipazioni pubbliche nel settore energetico, dove i confini sono ancora incerti e dove la pressione a dismettere è costante.

Vale la pena immaginare l’esito opposto. Se l’appello fosse stato accolto, una società sana sarebbe passata dal pubblico al privato. Nel 2024 Nuovenergie ha chiuso con un utile di 1.722.617 euro e ha distribuito un milione di dividendo, di cui 480 mila euro al Comune di Rho; secondo i dati presentati in Consiglio comunale, nel 2025 l’utile è raddoppiato, superando i tre milioni su un fatturato di settanta. Sarebbero usciti dal perimetro pubblico non solo quei numeri, ma la possibilità stessa di usare una società di vendita di energia come strumento di politica pubblica. Con essa si sarebbe spenta anche una cultura del bene comune, l’idea che alcune cose convenga tenerle insieme perché servono a tutti.

Conseguire fini di bene comune richiede visione, capacità e competenza. Il risultato pluriennale di Nuovenergie ha questo fine, e la sentenza lo riconosce.

L’altra sentenza

Lo stesso giorno in cui ha reso nota la decisione, il Comune ha dato conto anche di una seconda pronuncia, di segno diverso. La Corte d’Appello di Milano ha rigettato l’impugnazione del lodo arbitrale del 2024, quello con cui Canarbino aveva fatto accertare l’inadempimento dei tre Comuni agli obblighi del patto parasociale sottoscritto nel 2021.

Il Sindaco Andrea Orlandi ha distinto con nettezza il peso delle due decisioni: quella del Consiglio di Stato conferma la validità del percorso amministrativo e produce effetti non solo sul passato ma anche sulle scelte future. Quella della Corte d’Appello riguarda esclusivamente il lodo arbitrale, cioè un fatto concluso che non incide sul futuro. L’amministrazione ha ribadito di non riconoscersi nel merito del primo lodo, pur rispettandone l’esito, e ha spiegato che l’appello poteva vertere soltanto sui profili di nullità del patto, non sui contenuti. Per il futuro la questione è comunque superata: nel giugno 2026 il Consiglio comunale di Rho ha deliberato la disdetta dei patti parasociali, e la stessa decisione è stata assunta da Pero e Settimo Milanese.

Che cosa viene adesso

La partecipazione confermata non è un punto d’arrivo ma uno strumento. Il Comune sta lavorando alla riorganizzazione delle proprie società attraverso una holding con NET srl. Lo studio commissionato a KPMG Advisory stima, in modo prudenziale, un beneficio economico per il gruppo compreso fra 504 mila e 838 mila euro all’anno, ricavabile dall’accentramento degli acquisti, della pianificazione e della tesoreria. Soprattutto, indica che un gruppo così organizzato darebbe al territorio uno strumento per le politiche energetiche dei comuni soci, a partire dalle comunità energetiche rinnovabili.

È il filo che tiene insieme le due cose: difendere la proprietà pubblica di una società che funziona serve a poco se poi quella proprietà non viene usata. Usarla significa mettere in rete le partecipate, ridurre i costi che si duplicano e destinare i margini a politiche che ricadono sui cittadini.

Il risultato di questi tre anni è anche il frutto delle competenze tecniche e legislative dell’amministrazione guidata dal Sindaco Andrea Orlandi, che ha seguito personalmente la vicenda, e del contributo di +Rho, che ha sostenuto in Consiglio tutti gli atti di questo percorso. La lista si impegna per un pubblico sempre più efficiente e per la costruzione di sinergie fra le società partecipate: è la direzione che questa vicenda, chiudendosi bene, rende praticabile.

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