Il sole sopra due scuole: Rho entra nella comunità energetica con un contributo regionale

28 luglio 2026: la Giunta accetta il finanziamento regionale per gli impianti fotovoltaici sulla scuola media di via Di Giacomo e sulla scuola dell’infanzia Don Milani.

Una comunità energetica rinnovabile funziona così: qualcuno produce energia da fonti pulite e la mette a disposizione di chi sta intorno, che la consuma nel momento in cui viene prodotta, con un beneficio che si divide fra i partecipanti. Quando gli impianti stanno sui tetti pubblici, il primo effetto ricade sugli edifici che li ospitano, e il secondo sulla comunità che vi aderisce. Il 28 luglio 2026 la Giunta ha accettato il contributo con cui Regione Lombardia finanzia un’operazione di questo tipo a Rho.

Gli impianti fotovoltaici andranno sulla scuola media di via Salvatore Di Giacomo e sulla scuola dell’infanzia Don Lorenzo Milani di via Aldo Moro. Serviranno una comunità energetica rinnovabile denominata “Rhaudum Lucis Nord”, che il Comune ha promosso insieme a Città metropolitana di Milano e alla Fondazione Caritas Ambrosiana. Il percorso viene da lontano: già nella primavera del 2023 il Consiglio comunale e la Giunta avevano deciso di dare vita a una comunità energetica cittadina, “Rhaudum lucis”. Nel novembre 2025 la Giunta ha approvato il progetto di fattibilità dei due impianti, da 300 mila euro. Il contributo regionale, assegnato con la graduatoria del 30 giugno 2026, è di 63.936 euro su un progetto da 300.000. La Giunta ha autorizzato una spesa massima di 363.936 euro, somma di fondi propri e contributo, e ha dato mandato agli uffici di rivedere il progetto alla luce degli aggiornamenti normativi e del prezziario regionale 2026.

Il percorso è cominciato più di un anno prima: la partecipazione al bando e il progetto degli impianti erano stati approvati nel maggio 2025, il progetto esecutivo in novembre, la candidatura è stata inviata il 27 novembre 2025. Il bando, che Regione Lombardia ha finanziato con fondi europei del programma FESR 2021-2027, sostiene esattamente questa combinazione: nuovi impianti a fonti rinnovabili su immobili pubblici messi al servizio di comunità energetiche.

La scelta delle due scuole non è casuale. Gli edifici scolastici hanno consumi concentrati nelle ore di luce, quando il fotovoltaico produce di più, e negli ultimi anni sono stati oggetto di interventi consistenti, dalle ricostruzioni finanziate con il PNRR agli interventi di efficientamento. Aggiungere un impianto di produzione a un edificio già rimesso a nuovo significa ridurne il costo di gestione per gli anni a venire.

Resta da vedere come la comunità energetica si allargherà: la formula, per come è disegnata dalla normativa, consente di coinvolgere famiglie, attività e altri enti che si trovano sotto la stessa cabina primaria. Gli impianti sulle due scuole sono il primo pezzo, non il traguardo.

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